La pandemia ha dimostrato come anche le innovazioni digitali che ci sembrano più utili, possono diventare pericolose. Toccare tablet e penne digitali per sottoscrivere documenti in ambito sanitario, può diventare pericoloso.

Eh già, se ci pensi. E’ diventato davvero un problema enorme.

Anche perchè è vero che i dispositivi si possono disinfettare, ma è anche vero che lo si dovrebbe fare ripetutamente e le persone dovrebbero comunque fidarsi della pulizia accurata effettuata.

Quindi, la domanda sporge spontanea :

Come si gestiscono i consensi informati nell’era del Covid-19 e della disintermediazione dei processi di front end ?

La fase pandemica che stiamo ancora attraversando, ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario. In particolare ha evidenziato come la Sanità in Italia non è per nulla Digitale, soprattutto in termini di processo e di documentazione. Se vogliamo arrivare alla telemedicina, dobbiamo innanzitutto digitalizzare i processi sanitari e clinici e dobbiamo farlo anche rispettando le regole attualmente previste.

E questo è un must, su cui non possiamo retrocedere.

La firma grafometrica è stata una delle tecnologie digitali più utilizzate in ambito sanitario, grazie alla sua introduzione, si è potuto digitalizzare nativamente moltissimi documenti su cui è necessario apporre una sottoscrizione.

Sei ci pensi, quando vai alle Poste, in Banca o a ritirare ad esempio il Telepass, oggi firmi con il tuo braccio su una tavoletta grafica.

Sebbene sia una tecnologia di grande innovazione e di semplice utilizzo, in questo momento storico non può essere utilizzata.

La firma grafometrica, infatti, non risolve in alcun modo, alcune delle seguenti problematiche :

  • Come posso fare in modo che il paziente firmi il consenso usando tablet e penne digitali, dal momento che questi strumenti possono diventare veicolo di contagio, o comunque generare timore nelle persone? Posso pensare di igienizzare questi dispositivi ad ogni utilizzo? E i dispositivi stessi sono idonei ad applicazioni intensive di liquidi aggressivi, senza rovinarsi? In sintesi…l’investimento sulla firma grafometrica è fallimentare?
  • Nell’era della disintermediazione, della necessità di tenere il paziente più lontano possibile dalla struttura, delle prenotazioni online, del download dei referti da app e portali, ecc. come faccio ad ottenere il consenso al trattamento dei dati, ed il consenso informato, senza che la persona possa, o debba, necessariamente passare da uno sportello? Lo step di processo che prevede la firma grafometrica in struttura è da eliminare? E come?

Queste e altre domande sono diventate un must a cui le strutture sanitarie e cliniche devono rispondere.

Per risolvere la problematica, la normativa permette di utilizzare lo stesso processo tecnico-legale previsto per le firme grafometriche, ovvero la firma elettronica avanzata, prevista dal Codice dell’Amministrazione Digitale e dal DPCM del 22 Febbraio 2013.

Ricordiamo, inoltre, che la firma elettronica avanzata (FEA) ha l’efficacia della scrittura privata ai sensi dell’articolo 2702 del codice civile e quindi equivale alla firma olografa su carta.

Sfruttando, dunque, la stessa procedura, si può applicare anche una FEA in remoto e senza dover toccare dispositivi fisici, anche se il paziente è presente già in struttura e ovviamente senza che ques’ultimo sia necessariamente dotato di una firma digitale.

La firma elettronica avanzata non è da confondere con la firma digitale remota, cosa ben diversa, in quanto la prima non prevede un certificato qualificato associato al sottoscrittore e quindi può essere utilizzata da qualunque soggetto, indifferentemente dall’età, che ha rapporti con la struttura sanitaria.

Il vantaggio di questa tipologia di firma è che può essere utilizzata, indifferentemente, sia quando il paziente è già presente in struttura sia quando il paziente si trova a casa e non prevede utilizzi di dispositivi particolari che potrebbero complicarne l’usabilità.

Bisogna però prestare particolare attenzione all’introduzione di questa firma.

Il processo deve prevedere una serie di step normativi, necessari per garantire che la soluzione sia adesa alle norme e priva di errori, che possono non solo invalidare il processo di sottoscrizione, ma anche provocare delle conseguenze penali e civili.

Quali sono le modalità per gestire correttamente questi processi in epoca covid-19, investendo sugli asset corretti e allestendo processi garantiti sul fronte legale, normativo e sanitario ?

Se si è già investito su tecnologie di firma grafometrica, come “correggere il tiro” senza vedere l’investimento bruciato dal cambiamento repentino portato dalla pandemia ?

Per rispondere a questa ed altre domande, è possibile visionare la registrazione video del webinar tenutosi all’interno dell’evento nazionale Verticè Sanità Digitale, che ha visto come partner anche gli Osservatori sulla Sanità Digitale del Politecnico di Milano e che spiega nel dettaglio come realizzare la raccolta dei consensi nell’era della telemedicina.

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