Anche se Ferragosto è passato, segnando la fase “calante” dell’estate, qui fa ancora un caldo allucinante e si respira ancora “odore di ferie” (salvo quando il tuo vicino di ombrellone non si lava bene i piedi, chiusa parentesi), anche quando lavori alacremente come stiamo facendo io e il mio team in questi giorni, nonostante ci troviamo un po’ sparsi per l’Italia a goderci un po’ di sole e di mare, mentre ci diamo dentro.

 

Secondo le previsioni di molti, questi sono i giorni di relativa calma che precedono la tempesta, la resa dei conti. Potrei parlarti del virus, e raccontarti il mio punto di vista. Potrei prendere parte alla lotteria del “lockdown sì o no”, e condurti per mano verso fantasmagoriche e brillanti previsioni socioeconomiche, per tranquillizzarti, o spaventarti, o confonderti ancora di più (ah già, questo lo fanno già bene i virologi di tutto il mondo, ok).

 

Col lavoro che faccio – e che facciamo – ci confrontiamo QUOTIDIANAMENTE (anche in queste calde ore agostane) con cliniche e ospedali, ed avrei notizie di prima mano davvero esclusive per stupirti con effetti speciali.

 

Ma non lo farò. Fai pure un bel sospiro. Anzi, per un attimo prenderemo il covid, il dibattito politico, il dibattito sociosanitario-economico e metteremo tutto in una scatola.

 

E la getteremo, per un momento, sotto il letto o nel ripostiglio dove tieni le confezioni dei vecchi smartphone dismessi che non usi più.

 

Parleremo solo di futuro, sulla base di fatti che sono già accaduti, che sono già realtà e sui quali non c’è alcun bisogno di lanciarci in pirotecniche previsioni da sedicente mago del varietà.

 

Aaaah il mondo non sarà più quello di primaaah

 

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

 

Nel 99% dei casi, riferita a fattori sociali, al distanziamento, a fattori sanitari legati ad un virus la cui presenza pare (secondo molti) destinata a segnare le nostre vite per i prossimi anni.

 

Ma queste sono tutte supposizioni e non me ne voglio occupare adesso. Anche perché – indipendentemente da come posso pensarla io, o da come possa pensarla tu – esistono studi attendibili (ed epidemie precedenti) che confermano o che smentiscono queste teorie. E ne escono di continuo, alcune con basi scientifiche davvero solide, anche per chi non ne capisce molto.

 

Ci sono – tuttavia – una serie di aspetti per i quali questa frase – per quanto abusata ed entrata velocemente nell’elenco dei nuovi stereotipi stanchi e stantii dell’opinione pubblica facebookkara – può assumere contorni assolutamente veritieri.

 

Le uniche vere – e reali – consapevolezze create dal covid a livello imprenditoriale e di business nel 2020

(e relative conseguenze sul mondo che sarà)

 

Premessa:

 

Durante i mesi del lockdown, abbiamo acquisito consapevolezze nuove, con una velocità mai vista prima, ad un livello mai immaginato prima, nemmeno dalle menti più visionarie e dai sostenitori più accaniti della semplificazione digitale, come posso essere io.

 

Nel mondo dei servizi B2B, abbiamo imparato che è possibile incontrare i clienti tramite videoconference, è possibile monitorare la produttività del team anche senza essere in ufficio, è possibile coordinare progetti ed andare in “golive” su commesse delicate di information technology, anche senza il presidio delle nostre risorse presso il cliente, pronte ad intervenire su possibili disastri.

 

I mezzi per realizzare tutto questo sono a nostra disposizione da anni, ma il 99% delle imprese rifiutava un loro uso standardizzato e quotidiano. Nonostante i vari Zoom, Google Meet, Skype, ecc. esistano da una dozzina di anni, il cliente bisognava andare a trovarlo fisicamente, e la trasferta di lavoro bisognava metterla per forza in conto, ecc.

 

Se guardo in casa mia, e se mi guardo intorno, nel settore dell’Information Technology sento manager e imprenditori mediamente molto soddisfatti, che non hanno nemmeno dovuto ricorrere alla cassa integrazione, che hanno raggiunto target semestrali.

 

Il gruppo di aziende che gestisco e/o controllo, ha raggiunto a luglio il fatturato dell’intero 2019 (che pure era stato un anno di crescita per noi).

 

Non lo dico per vantarmi, ma solo per descriverti – e darti testimonianza diretta – di un fatto: la pandemia ha dapprima creato una situazione di “bisogno”, legata alla necessità di permettere a manager e dipendenti di lavorare da casa.

 

Poi, dopo poche settimane, questa trasformazione si è concretizzata sotto forma di “savings”, di risparmi, di maggiori utili aziendali e di riflessioni.

 

E da qui, si è innescata una “fame” sempre maggiore di spingersi un po’ più in là, come Forrest Gump quando, in una delle sue fasi di depressione raccontate nel celebre film, inizia a correre, a piedi, fino ai confini della sua contea negli USA. Poi, visto che era arrivato lì, fino alla fine dello stato. E, dato che era arrivato lì, fino alla costa. E poi indietro, fino alla costa sul lato opposto dell’America.

 

Capite le potenzialità di risparmio del digitale, in un momento in cui non c’era altro da fare per restare aperti, dopo la fase del “trasferiamo gli uffici a casa dei dipendenti e dei dirigenti”, le aziende non si sono volute più fermare.

 

“Beh, visto che siamo arrivati fino a qui, proviamo a digitalizzare i processi di vendita”….

 

….”funziona! Beh, allora, visto che siamo arrivati fino a qui, digitalizziamo anche i contratti di vendita!”….

 

….”ok, visto che siamo arrivati fino a qui…digitalizziamo e firmiamo digitalmente anche tutti i documenti interni”….

 

…un’escalation inarrestabile.

 

In soli 2 mesi, è stato fatto ciò che evangelizzatori del digitale – come me – si sgolavano a spiegare da almeno 5,10,15 anni.

 

Ed è qui che la riflessione sul futuro si deve necessariamente spostare e alzare di livello.

 

Gli effetti della corsa al digitale sull’economia del presente e del futuro; quante cose non faremo più allo stesso modo, A PRESCINDERE dall’emergenza sanitaria?

 

Come ti dicevo, non ho voluto riportare i successi delle aziende IT/B2B (almeno per quanto concerne le mie e le tante con cui ho scambiato esperienze e valutazioni oggettive in questi mesi) per una questione di vanto, ma per arrivare al nocciolo, al punto di questo post.

 

Che effetto avrà sull’economia questa corsa al digitale?

 

Ripeto. Voglio tenermi un attimo al di sopra delle previsioni socioeconomiche “spicciole” che si leggono sui giornali, affrontando la questione in modo troppo generico per chi – per imprenditori come me – è chiamato a fare valutazioni sul futuro in modo più solido, senza lasciarmi prendere dal vortice isterico dell’opinione pubblica degli ultimi 3-6 mesi, a prescindere da torti o ragioni.

 

E voglio che mi accompagni – per un momento – in un futuro dove il terrore del covid si è dissolto (vuoi perché in autunno si scopre eventualmente che, effettivamente, è meno aggressivo, vuoi perché i vaccini attualmente in test si rivelano vincenti, vuoi perché “semplicemente” capiamo di riuscire a gestirlo così com’è), e in cui gli effetti reali della crisi economica hanno contorni più chiari…

 

….si capisce effettivamente chi è “sopravvissuto imprenditorialmente” e chi no, quali sono i nuovi tassi di disoccupazione, che effetti hanno avuto sui consumi e sui mercati bancari; chiudi un secondo gli occhi, e proiettati a quel giorno. Fallo per “il tuo bene”, per prevedere cosa accadrà quando tutto questo panico sarà superato….

 

….insomma immagina di andare “avanti veloce” al momento in cui ci renderemo tangibilmente conto della profondità del cratere in cui siamo caduti, dopo questa bomba sociosanitaria, e in cui si può finalmente iniziare a ricostruire con cognizione di causa.

 

Senza che sui giornali si faccia più alcun cenno a nuovi lockdown, nuovi focolai, mutazioni, ecc.

 

Perché questo momento arriverà, prima o poi, ed il dovere di un manager, di un professionista, di un imprenditore, è quello di proiettarci a quel momento, con i dati che abbiamo, per giocare d’anticipo.

 

Farci trovare lì, in una posizione di leadership, nell’esatto momento giusto, e avere indietro con gli interessi tutto ciò che la crisi ci potrà eventualmente togliere.

 

Per trovarci pronti. Senza dover trascorrere troppo tempo a leccarci le ferite, perché inevitabilmente qualche ferita l’accuseremo tutti. Anche chi, in questi mesi, è andato bene.

 

Il cratere non sarà ugualmente profondo per tutti

 

Il cratere della crisi – e della relativa ripresa – non sarà profondo allo stesso modo per tutti.

 

Come in tutte le crisi, una parte di essa sarà determinata da capitali e liquidità che si bruciano e si dissolvono (il più delle volte come conseguenza diretta del lockdown e della successiva paura che sta frenando consumi e investimenti), mentre un’altra parte sarà determinata da capitali e liquidità che si spostano e da alcuni mercati ad altri.

 

Esempio. Che ne sarà del mercato immobiliare legato all’affitto (o vendita) di grandi immobili ad uso ufficio, se ormai abbiamo scoperto un nuovo modo di lavorare, se in ufficio a fare riunioni ci andiamo solo quando necessario?

 

E tutto l’indotto delle trasferte di lavoro?

 

Avremo ancora bisogno di treni Milano – Roma ogni 8 minuti tutto l’anno? Faremo ancora gli “andata e ritorno” in giornata – tutti i giorni – per andare da questo o da quel cliente lontano centinaia di kilometri?

 

Che ripercussioni ci saranno sugli incassi dei gestori autostradali?

 

Cosa faranno gli alberghi in bassa stagione?

 

Che ne sarà delle tavole calde e dei ristoranti che hanno investito per posizionarsi sotto gli uffici e i centri direzionali per offrire pranzi di lavoro?

 

Come faranno queste attività ad ammortizzare gli investimenti e i mutui ultradecennali che hanno aperto per aumentare i propri profitti?

 

Capisci bene che tutte queste domande inquietanti, per chi lavora in questi settori, non sono diretta conseguenza degli scenari futuri del virus, ma sono già realtà dal momento che le aziende hanno scoperto nuovi modelli di lavoro.

 

Se domani mattina – ipoteticamente – scoprissimo di avere davvero un vaccino, o se ci dicessero che il virus è scomparso improvvisamente dai radar, un po’ come avvenne con l’epidemia di SARS del 2003, queste domande rimarrebbero comunque attuali, anche se l’economia si riprendesse ripartendo al galoppo.

 

E dietro queste domande, ahimè, purtroppo si celano venti di crisi. Comunque sia.

 

Perché se servono meno treni, molti dipendenti delle compagnie ferroviarie rimarranno senza lavoro. Stesso discorso per gli aerei.

 

Se i commerciali e i tecnici non viaggiano più in lungo e in largo, tutti i giorni, attraverso il territorio per affari, gli alberghi guadagnano meno.

 

Se frequentiamo molto meno l’ufficio, e se in generale ci vanno meno persone di prima, probabilmente in famiglia basterà una sola macchina, serviranno meno auto aziendali, si pranzerà meno fuori, si venderanno meno uffici e appartamenti nelle aree metropolitane, meno persone useranno i mezzi pubblici ogni santo giorno, i caselli autostradali registreranno meno pedaggi.

 

Nella migliore delle ipotesi, tutte queste economie rimarranno profondamente segnate.

 

Ne stanno parlando in tutto il mondo di questi aspetti, da New York a Londra:

 

Per chi si occupa di trasporti, hospitality, immobili in centro città, automotive, ecc., il cratere post covid sarà molto più profondo, rispetto agli altri, ed il livello di ingegno necessario per uscirne dovrà essere particolarmente elevato.

 

Ma, mentre tutti questi esempi saranno espressione di ingenti perdite per l’indotto legato al “giro di affari che gira grazie agli affari”, tutto ciò si trasformerà in enormi quantità di risparmi per le aziende, che verranno reinvestiti….indovina in cosa?

 

Nella “nuova materia prima” che farà camminare, poi correre, poi galoppare le imprese di servizi, della salute, dell’intrattenimento, ecc, che si alzeranno dal cratere e ricominceranno la loro risalita, non appena questa storia del covid finirà (e – ti ripeto – finirà di sicuro, presto o tardi).

 

Esatto! Sto proprio parlando degli asset digitali!

 

Saranno proprio loro a catalizzare gli investimenti di decine e migliaia di imprese superstiti, e di quelle che apriranno o sbarcheranno in Italia nei prossimi mesi o anni, per accelerare e favorire la crescita dei rispettivi business, investendo anche solo una parte degli enormi risparmi generati grazie ai nuovi standard lavorativi che abbiamo conosciuto in questo 2020

La digitalizzazione e le competenze trasversali tecnico-normative della Digital Transformation sono il tuo reattore per rialzarti dal cratere più velocemente degli altri ed entrare più rapidamente nei nuovi flussi dell’economia che verrà

 

Col decreto semplificazione, che via via sta diventando sempre più nitido, cadranno molte barriere legate al mondo della conservatoria, della creazione delle firme e delle identità digitali.

 

Tutti asset che, ormai, sono diventati insostituibili in un progetto di Information Technology.

 

Solo fino a qualche mese fa, accedere a queste competenze – e relativi servizi – era cosa per pochi.

 

Dovevi necessariamente passare per provider e aziende esterne.

 

Per chi si occupa di sviluppo software, poi, questo era veramente un enorme limite perché questi servizi rappresentavano un costo “collaterale”, in quanto una software house doveva per forza acquistare (e integrare) servizi di terze parti per la conservazione e la gestione delle identità digitali.

 

Ora tutto diventa più alla portata.

 

Ma da grandi poteri, derivano grandi responsabilità (l’ho letto da qualche parte….), quindi….prima di sfregarti le mani e aggiungere sul tuo sito internet competenze e servizi come “Conservazione Digitale” e “Digital Identity”, leggi con attenzione il prossimo paragrafo, perché….

 

Ho creato apposta per te la prima Accademia Italiana della Digitalizzazione (si chiama proprio così) per riversare all’interno del tuo Know How le competenze necessarie a cavalcare il futuro aureo della Digital Transformation, uno dei settori che trascinerà la ripresa nei prossimi 20 anni (almeno)

Perché prima di poter andare alla conquista di queste “nicchie” di mercato, ti servono competenze, ti serve una full immersion per acquisire un know how tecnico – normativo che risulti poi credibile agli occhi dei tuoi clienti, e quindi immediatamente rivendibile.

 

E da chi puoi acquisire queste conoscenze in modo efficace, credibile, veloce, attraverso percorsi formativi in grado di portarti “a colpo sicuro” verso queste espansioni dei mercati digitali, per cavalcare l’onda della ripresa più velocemente degli altri, se non da chi negli ultimi 7 anni ha “messo a norma” i processi digitali di oltre 3.000 imprese…

 

…e detiene l’unico brevetto in Italia sulla conservazione e sulla gestione delle firme digitali?

 

Esattamente, sei nel posto giusto. O meglio…l’unico.

 

A settembre, proprio mentre i mass media proclameranno la resa dei conti economica post-covid, partirà l’ultima classe del Master 2020 sulla Digital Compliance:

 

  • Apprendi quali sono le nuove frontiere che ti si aprono davanti, con le ultime – storiche – novità normative che ti permetteranno di internalizzare e rivendere competenze che erano appannaggio di pochissimi

 

  • Anticipa i tempi della ripresa per entrare per essere tra i primi a sfruttare le nuove possibilità dei mercati dei servizi di Digital Compliance (finalmente hai un’occasione irripetibile per non doverti dire, ancora una volta, l’orribile frase “se solo lo avessi fatto prima”)

 

  • Salta dentro il programma formativo più esaustivo che sia mai stato portato sul mercato per apprendere come conservare documenti a norma di legge, gestire e distribuire identità e firme digitali, gestire flussi documentali interamente digitali e accompagnare una qualsiasi impresa italiana verso i nuovi standard di resilienza (che saranno vitali in tempi di ripresa e ricostruzione di un tessuto imprenditoriale squassato dalla bomba sociosanitaria che ci è esplosa sotto i piedi)

 

  • Scopri tutte le metodologie corrette per la reingegnerizzazione e dematerializzazione di processi cartacei a norma di legge, evitando le trappole normative per ottenere processi aziendali digitali più produttivi e sicuri.

 

  • Scopri come implementare nei processi aziendali firme elettroniche, firme digitali, le regole tecniche e le tecnologie per creare e distribuire Identità Digitali a norma di legge, per consentire alla tua organizzazione di firmare qualsiasi documeno, in qualsiasi momento, ovunque ci si trovi

 

  • Scopri come Come individuare e analizzare i rischi normativi che si celano dietro ad un processo aziendale “as-is” che sta già producendo documenti in chiave digitale

 

  • Scopri come digitalizzare non significa solo eliminare la carta, ma significa anche rendere i processi più efficaci, migliorando la produttività dell’intera organizzazione

 

  • Scopri come puoi implementare una strategia di digitalizzazione di un processo aziendale di qualunque settore e di qualunque mercato, con esempi pratici e sul campo.

 

Non è – ancora – un Master universitario, ma nemmeno uno di quei corsetti che ti lasciano un inutile certificato di frequenza!

Alla fine del percorso, ottieni un attestato emesso dall’ente di formazione “Fondazione Saccone”.

 

Non è ancora equiparabile ad un master universitario, ma siamo agli albori di qualcosa che nessuno ha mai fatto prima, proprio perché questo genere di competenze erano caratterizzate da soglie di accesso e certificazioni molto complesse da raggiungere.

 

Ogni sessione viene seguita da un test intermedio per mettere alla prova le competenze che hai appena finito di acquisire, fino all’esame finale che sosterrai a dicembre.

 

Se ti iscrivi a questa “ultima chiamata” del 2020, dopo l’esame potrai:

 

  • Organizzare un debriefing direttamente con me, per valutare insieme come capitalizzare al meglio tutto ciò che hai appreso con il Master nel minor tempo possibile. Vuoi internalizzare competenze che, normalmente, conferivi all’esterno? Vuoi rivendere questi servizi? Subito dopo il master, vedremo come fare

 

  • Diventare istruttore nell’Accademia Italiana della Digitalizzazione: i migliori partecipanti del Master, possono diventare parte del network di istruttori dell’Accademia Italiana della Digitalizzazione e seguire le future classi di digitalizzatori (ovviamente con regolare retribuzione)

 

  • Accedere agli strumenti di assessment e analisi della Digital Compliance Risk che utilizzo, insieme al mio team, e acquisire nuove skill consulenziali da utilizzare nello sconfinato – e sempre più aperto – universo della digitalizzazione a norma.

E un’infinità di altri benefici che potrai scoprire leggendo la pagina di presentazione del Master.

 

Ti basta seguire il link qui sotto.

Occhio però che i posti sono limitatissimi!

 

In bocca al lupo e che il Digitale sia con Te!