La prima attenzione qualora si volesse intraprendere un’attività di Smart Working dev’essere rivolta a valutare la disponibilità della propria dotazione tecnologica, visto l’importanza che riveste nella riuscita del piano di lavoro. La tecnologia è un driver del lavoro agile che rende possibile e facilita nuovi modi di lavorare. Il digital workplace crea collaborazione, comunicazione e socializzazione indipendenti da un posto preciso e svincolato da orari fissi. Questo porta ad una condizione successiva e necessaria: lo sviluppo di competenze digitali del profilo professionale del lavoratore, requisito necessario per l’impatto della digitalizzazione del layout aziendale. Da parte dell’azienda si rende ineludibile una riorganizzazione del proprio approccio culturale, che deve puntare a responsabilizzare e rendere autonomi i propri dipendenti, rendere meritocratico il conseguimento degli obiettivi, sviluppare l’innovazione.

Cosa significa smart working?

Lo smart working o lavoro agile, altrimenti detto, permette di essere produttivi senza andare in ufficio. Oggi sono emersi diversi vantaggi relativi alla modificazione del rapporto di lavoro tra dipendente e datore di lavoro, che mediante un accordo reciproco, permette al lavoratore subordinato di conciliare i tempi della propria quotidianità e nello stesso momento sviluppare la propria produttività, impiegando strumenti a fronte di una maggiore responsabilizzazione dei risultati. L’assenza di un vincolo di orario, di una postazione di lavoro precisa, l’organizzare gli obiettivi per fasi e cicli hanno messo in discussione l’organizzazione del flusso lavorativo, le valutazioni sulla sicurezza ed infine la predisposizione di una strumentazione adeguata. Il fenomeno dello smart working è in netta crescita ed il numero di lavoratori autonomi nella scelta di questa modalità di occupazione agile sta crescendo di anno in anno.

Smart working: come funziona

Si tratta di una vera e propria rivoluzione del modo di pensare il lavoro. Efficace nel rinnovare il rapporto tra datore di lavoro e subordinato, modifica “sostanzialmente” gli aspetti della modalità di lavoro autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. L’organizzazione del lavoro viene impostata sul raggiungimento degli obiettivi e non sulle ore impiegate a raggiungerli, la gerarchia viene basata sulla fiducia e non sul controllo. Viene modificata la politica contrattualistica in modo da consentire l’autonomia necessaria. Anche la postazione smart viene modificata per adattare lo spazio fisico alla nuova modalità. Il principale cambiamento che lo smart working ha apportato in questo nuovo modo di vedere il lavoro è dunque la convergenza tra la professionalità del lavoratore e gli obiettivi aziendali, comportando quindi un maggiore senso di responsabilità ed un conseguente incremento della produttività. Quando si lavora da casa imparare a gestire il proprio tempo è un argomento fondamentale poiché le distrazioni potenziali sono moltissime. Negli anni 80 l’allora studente universitario, di origini italiane Francesco Cirillo, ha messo in atto la “tecnica del pomodoro”, vale a dire 25 minuti di lavoro concentrato seguite da 5 minuti di pausa in seguito a 4 sessioni di lavoro, la pausa viene prolungata a 15-20 minuti. Pare che il sistema funzioni a patto che si sia onesti con se stessi.

Smart working: normativa

Lo smart working in Italia è disciplinato dall’articolo 18 della Legge n.81/2017 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. A livello giuridico, va dunque inteso come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Gli altri aspetti legati alla materia sono il bisogno di un accordo scritto di Smart Working concordato tra datore di lavoro e lavoratore che chiarisca l’esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori dell’azienda, la durata dell’accordo, il rispetto dei tempi di riposo e del diritto alla disconnessione e le modalità di recesso. Sono da considerare, inoltre, la parità di trattamento economico e normativo, il diritto all’apprendimento permanente e gli aspetti legati alla salute e alla sicurezza. I lavoratori rimangono tutelati in caso di infortuni e malattie professionali per quelle prestazioni che decidono di effettuare all’esterno dei locali aziendali ed in itinere. Lo smart working non va confuso con il Telelavoro, che supera e migliora come concetto. Lo smart working o lavoro agile rappresenta un accordo tra lavoratore e datore di lavoro subordinato e si differenzia dal secondo soprattutto per flessibilità e autonomia. Nello smart working, luoghi e orari di lavoro sono scelti liberamente dal lavoratore. Il Telelavoro prevede invece regole rigide: orari, luoghi e strumenti tecnologici sono prestabiliti e rispecchiano lo stesso assetto organizzativo utilizzato nel luogo di lavoro.

Smart Working: vantaggi

Per gli smart worker, i vantaggi hanno a che fare con la maggior libertà di poter gestire il tempo del proprio lavoro, un risparmio di denaro per gli spostamenti, una maggior disponibilità di tempo da dedicare a se stessi (risparmiato dal tragitto per il raggiungimento del posto di lavoro), la possibilità di vivere nel posto che si preferisce, anche in paesi economicamente più vantaggiosi e la percezione di lavorare meno a parità di lavoro svolto. Per le aziende, si posso individuare dei vantaggi legati alla riduzione delle spese in termini di affitto, utenze e attrezzature varie, la possibilità di scegliere il professionista con cui collaborare in qualsiasi punto del pianeta, il miglioramento della qualità di vita degli smart worker garantisce all’azienda di constatare un aumento nella produttività, quantificato da studi di settore intorno al 15%.Pare inoltre che gli smart worker rimangano per un tempo più lungo alle dipendenze della stessa azienda, quindi in sintesi chi lavora agilmente si licenzia di meno. Lo Smart Working, infine, consente di produrre benefici misurabili anche per l’ambiente in termini di riduzione delle emissioni di CO2, riduzione del traffico, migliore utilizzo dei trasporti pubblici.

Chi ne ha diritto?

La normativa prevista per lo smart working, non individua non indica in maniera chiara gli aventi diritto, ma si limita a disciplinare i rapporti tra l’azienda ed il lavoratore. La possibilità di lavorare da casa resta dunque appannaggio del datore di lavoro che può scegliere di accettare la richiesta di questa modalità da parte dei dipendenti.  

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