Perché “eliminare la carta” dalla tua azienda, rendendola Digitale, non è più un optional nel 2019 (e perché più aspetti nell’acquisire una “cultura digitale”, più rischi di essere segato dai mercati)

Caro lettore

In questo articolo voglio regalarti una mini consulenza gratuita sulla Dematerializzazione, perché credo sia arrivato il momento di cancellare dalla tua mente un concetto che troppo spesso rimane installato nella testa dell’imprenditore – o del manager – , rischiando di creare un danno clamoroso nel tessuto imprenditoriale di questa nazione.

Prima di spiegarti quale sia il baco che i media di massa ti hanno inculcato dentro, lasciami giusto un secondo per definire meglio i contorni di quanto sto per dirti, prima di arrivare dritto al punto.

E’ davvero tanto importante digitalizzare i documenti aziendali, quando si è sempre fatto senza?

Recentemente, abbiamo dovuto fare fronte a 10 anni difficilissimi dall’esplosione della crisi, a cui abbiamo tenuto botta tirando appena adesso un pò fuori la testa, sebbene le cicatrici siano molto evidenti.

Quello che si sta verificando ultimamente, è un trend pericolosissimo che rischia di minacciare seriamente il nostro ritorno ad una situazione di pseudo serenità, annullando i benefici della risalita fatta fino a qui, un centimetro alla volta, una fattura alla volta.

In questi 10 anni abbiamo imparato sulla nostra pelle l’importanza di saperci confrontare con il cambiamento; saperlo leggere in anticipo e adattare le nostre imprese all’evoluzione della società e dei mercati, anche quando le cose vanno discretamente bene.

Anzi.

Soprattutto quando le cose vanno bene!

Arriverei persino a dire che l’imprenditore di successo del prossimo decennio, non è solo quello capace di ottimi profitti, in un mercato complicatissimo come quello di oggi.

Ma è soprattutto colui che riesce a leggere cosa accadrà nei prossimi 5 anni, e adattare la sua impresa al cambiamento, in modo graduale, senza affanni proprio perché c’ha visto lungo e si è mosso per tempo.

Facciamo un esempio. Ti chiedo di pazientare solo qualche riga per trasmetterti meglio il mio messaggio.

Qualche giorno fa leggevo un’intervista dell’ing. Stanzani, storico braccio destro di Ferruccio Lamborghini e progettista di auto leggendarie e Formula 1.

Era uno dei collaboratori più fidati al servizio di Lamborghini – inizialmente famoso come leader indiscusso nella produzione di trattori – quando, nel 1963, decide improvvisamente di buttarsi sul mercato delle auto sportive, dopo un battibecco con Enzo Ferrari.

L’intervista è semplicemente entusiasmante!

Stanzani, ormai ottantenne ai tempi dell’intervista, ha gli occhi lucidi e stracolmi di amore nel ricordare quegli anni e guardando le sue creature esposte nel museo, luccicanti come fossero appena nate.

Dipinge un periodo storico della nostra fantastica nazione, in cui ti svegliavi una mattina da Re dei trattori, decidendo di fare concorrenza a Enzo Ferrari e….potevi farcela!

Ma per me che sono nato “imprenditorialmente” negli anni 2000, una cosa è chiara.

Noi imprenditori siamo donne e uomini soli, per questo ci lasciamo ispirare dalle figure del passato che hanno fatto grandi le loro aziende e l’Italia

Per 50 anni, gli imprenditori sono andati avanti avendo negli occhi le immense storie di personaggi come Ferruccio Lamborghini, Enzo Ferrari, Camillo e Adriano Olivetti e potrei andare avanti all’infinito.

Ma quale imprenditore – al di là del successo, dei soldi, della fama – non vorrebbe voltarsi indietro da vecchio, e avere storie da raccontare con gli occhi pieni di emozione, nostalgia, soddisfazione per avercela fatta e gratitudine verso la vita?

Storie meravigliose che hanno fatto scuola, ma che non tengono conto di un particolare.

Il dopoguerra italiano è stato un lunghissimo sogno ad occhi aperti, basato su un boom economico che rendeva possibile ogni cosa, in tempo zero.

Gli effetti di quel mondo onirico, li abbiamo vissuti fino agli anni ’80, quando le nostre imprese hanno continuato a vivere su una economia dei sogni, delle cambiali, della lira stampata come fossero soldi del Monopoli.

Abbiamo continuato a guardare con ammirazione i grandi imprenditori eroi con gli occhi pieni di storie appassionanti, di aneddoti e di amore. Persone che hanno fatto immensa l’Italia.

E abbiamo cercato di seguirli, senza minimamente considerare che il sogno sarebbe prima o poi finito e le regole del gioco cambiate.

Certo, arrivato qui puoi smettere di leggere l’articolo e iniziare subito a commentarlo dicendo che la colpa è dei politici, delle banche, dei poteri sionisti, dell’Euro, della Merkel, delle scie chimiche, del Bildenberg.

Quello che ti pare, partendo dal presupposto che in parte sicuramente ti dò ragione.

Siamo stati illusi e traditi, costretti a pagare un conto salatissimo per qualcosa di cui non abbiamo nessuna colpa.

Proiettati in un mondo che sembra volerci vedere a ogni costo sconfitti, con la testa sotto il tacco di qualcuno e la faccia sprofondata nel fango gelido e infestato.

Ma la realtà è una, da SEMPRE, fin dai tempi di Olivetti, Ferrari e Lamborghini. Noi imprenditori siamo donne e uomini soli. I grandi poteri centrali non ci hanno mai aiutato e mai ci aiuteranno.

Il mestiere delle banche è sempre stato farti comprare un debito e restituirlo con gli interessi, mentre il mestiere del politico è quello di vedere riconfermata la carica.

Nessuno di loro ha – nei propri interessi diretti – quello di aiutarci davvero a stare meglio. E non è mai stato diverso da così.

Cambia il contesto, cambiano le regole, ma il loro mestiere è quello e non certamente pensare a come metterti nelle condizioni di lavorare meglio e “scaricare a terra” il tuo estro, le tue competenze, la tua genialità e il tuo talento.

Esistono nuovi modelli vincenti da cui farsi ispirare, ora che l’era degli Olivetti e dei Lamborghini è tramontata, e il concetto di “abbiamo sempre fatto così” necessita almeno di una revisione?

Perché gli americani e i popoli anglosassoni hanno reagito meglio alla crisi?

Perché sono popoli che NON temono il cambiamento, anzi lo studiano maniacalmente e dispertamente.

Lo analizzano di continuo e cercano in tutti i modi di capirlo, per poter adattare le loro aziende alle dinamiche future del mercato, senza rincorrere gli eventi ma cavalcandoli.

Non sentirai mai un americano dire “faccio così perché mio nonno l’ha sempre fatto”. “Faccio così perchè nel mio mercato si è sempre fatto”.

Ora vengo al punto.

Per anni i media ti hanno inculcato l’idea che la dematerializzazione fosse un optional, qualcosa di cui poter tranquillamente fare a meno.

Ti hanno fatto credere che la dematerializzazione avesse più a che fare col salvare gli alberi dell’Amazzonia piuttosto che col tuo business.

Allora ti dici:

“si vabbè, tanto ho sempre fatto senza digitale, mio nonno faceva senza e i miei concorrenti fanno senza, quindi ci penserò più avanti, quando potrò permettermi di giocare con queste cose”

Mentre ragioni in questo modo, il mondo attorno a te sta cambiando ancora. Cambiano i mercati e cambiano anche i tuoi clienti.

I dati della ricerca Eurisko “Clienti Connessi”, dimostrano come gli italiani – in soli due anni – abbiano fatto un balzo incredibile nell’uso dello smartphone per fare acquisti, dialogare con altre aziende e con le istituzioni.

Solo due anni fa gli italiani erano tra i più timorosi al mondo, oggi comprano attraverso canali Digitali con una facilità davvero disarmante! Un’evoluzione che ha abbracciato TUTTI i consumatori, dai 17 ai 72 anni!

Quindi anche il cosiddetto anziano, quello che quando vado in consulenza mi sento sempre dire “tanto i settantenni non usano il cellulare!”.

Un par di…..scatole! Un par di scatole che non usano il cellulare!

E potrà non piacerti tutto questo correre dietro agli smartphone, tutto questo digitare schermi e scambiare informazioni online tramite bits ed algoritmi. Ma la realtà è questa e non possiamo sfuggirci.

Il 60% degli italiani oggi compra online, un trend con un tasso di crescita che sfora il 30% negli ultimi 2 anni.

Se non è un segno di cambiamento questo, non so davvero cosa possa esserlo.

E guarda bene che questa evoluzione è tanto realistica nel B2C quanto nel B2B, quindi non devi assolutamente sottovalutare questi indicatori di cambiamento, se non vuoi rimanere tagliato fuori dal mercato.

Ora ti chiederai: “sì, ok a quanto pare è tutto vero. Ci sono i dati a dimostrarlo, va bene. Ma cosa c’entra tutto questo con la Dematerializzazione”?

C’entra moltissimo.

Perché se i mercati corrono velocemente verso il Digitale, per soddisfare la fame di semplificazione della gente, presto questa cosa riguarderà anche te.

Come vedi dai dati, non manca molto perché i tuoi clienti si aspettino di poter dialogare digitalmente con la tua impresa.

Se hai un’azienda di servizi, tra un attimo ti troverai alle porte clienti che vogliono acquistarne almeno alcuni online.

Ricevere supporto tecnico e consulenziale da remoto, poter dialogare con un tuo BOT anche la sera quando sei chiuso.

E tu devi essere in grado di documentare tutte queste transazioni in tempo reale!

Come? Rilasciando conferme d’ordine, rapporti di assistenza e fatture in modo automatico, proprio grazie alla DEMATERIALIZZAZIONE dei tuoi atti, contratti, verbali, ecc.

Questo è il futuro IMMINENTE che devi assolutamente vedere con gli occhi per poterlo cavalcare, prima che sia lui a cavalcare te!

Rischi di ammanettare la tua impresa al termosifone di un nuovo medioevo, se continui a dirti che la carta è l’unico mezzo per processare i tuoi flussi e le tue procedure documentali

Il punto è: come fai ad aprire la tua azienda verso una cultura digitale, se ancora oggi lavori le tue procedure, i tuoi ordini, i tuoi contratti, i tuoi documenti di consegna e di trasporto sulla carta?

Oppure tramite un impiegato che digita e manda PDF in giro via mail?

Come fai a predisporre la tua impresa ad un futuro digitalizzato – che ormai è già qui – quando, per te, fare una fattura elettronica significa avere un collaboratore, o un’impiegata, che deve perdere un sacco di tempo nel compilare tutti i dati “a manina”?

Come puoi ottenere tutto questo se non DEMATERIALIZZI e non rendi automatici i tuoi processi di business?

Semplicemente non lo puoi fare.

Attento alle scorciatoie (e agli approfittatori)

Magari, per alleggerire la tua coscienza, ti convincerai – con molta calma – a chiamare qualche software house o un’agenzia per crearti un piccolo e-commerce.

Uno spazio dove poter comprare qualcosina del tuo portafoglio prodotti e servizi.

Ti convinceranno a spendere due euro per mettere la chat sul sito e con questo ti dirai “beh dai, ho fatto il mio, mi sono digitalizzato, di più non posso fare, se i clienti non vengono vuol dire che non è questo il problema, sarà per colpa della crisi”.

Ma la chat sul sito, piuttosto che il pezzettino di e-commerce per dare modo ai clienti di acquistare qualche servizio o prodotto online, non sono la risposta a un mondo sempre più digitale.

In questo mondo, ciò che conta è digitalizzare i processi interni! Come si crea una commessa, come fai un’offerta, come fai una fattura elettronica!

Questo è Dematerializzare, tutto il resto è un contorno! E’ come se Ferruccio Lamborghini avesse progettato la Miura per poi produrre solo le ruote!

Non è producendo le ruote che puoi dire di aver fatto una macchina sportiva di lusso, così come non è mettendo una chat sul sito che puoi dire di aver Dematerializzato l’azienda.

E, torno a dire: l’andazzo che ha preso questo mondo potrà non piacerti.

Potrà non piacerti l’idea che non si comunichi più davanti a un bel piatto al ristorante accompagnato da un buon bicchiere di vino, ma tramite un dispositivo prodotto in Cina con silicio, nichel e plastica.

In parte non piace nemmeno a me l’idea che mia figlia non possa più provare l’emozione di entrare in un negozio di giocattoli, vedere i suoi occhietti incantati davanti alle scatole, ai colori, ai profumi di un negozio fisico.

Ma non siamo qui a filosofeggiare e fare trattati psico sociali, siamo qui entrambi a fare gli imprenditori!

E per un imprenditore, l’unica realtà che conta è quella che ti porta clienti in azienda.

Solo se i clienti arrivano hai la possibilità di dare sfogo alle tue capacità professionali, al tuo talento, alla tua visione.

Fare la guerra ai trend sociali è come fare la guerra ai propri clienti.

Non è proprio la scelta migliore, anche se questo talvolta si scontra con le tue idee, con le tue ideologie, con i tuoi comfort nel lavorare come ti va, seguendo le tue convinzioni su come si lavora, senza guardare cosa là fuori si aspettano da te!

Se anche tu, come hanno fatto oltre 30.000 aziende negli ultimi 9 anni, vuoi evitare di dichiarare guerra ai tuoi clienti, iniziando un percorso di avvicinamento alla cultura della Dematerializzazione dei processi di business, GRATUITAMENTE, clicca sul link qui !

Che il Digitale sia con Te!