Il nostro futuro è digitale. Ma il nostro passato come conservarlo ?

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Vedendo i due video, ciascuno di voi si sarà fatto un’idea e soprattutto avrà ritenuto di certo molto interessanti le tematiche trattate. Nella puntata di E Se Domani del 20 Novembre 2010, si discute ovviamente del problema relativo alla differenza tra la conservazione del digitale rispetto alla conservazione della carta. Nella discussione della trasmissione si nota come la digitalizzazione seppur più complessa rispetto alla forma cartacea dei dati, assolutamente è necessaria perché offre vantaggi maggiori rispetto alla conservazione analogica. Lo scopo dell’esperto di conservazione dei records, è proprio quello di assicurare nel tempo la corretta integrità dei dati digitali, attraverso degli standard riconosciuti a livello internazionale. Nella trasmissione ad esempio viene riportato il lavoro di digitalizzazione che sta implementando la biblioteca vaticana. Il Vice prefetto ci dice che la digitalizzazione di tutta la biblioteca vaticana è certamente necessaria, ma oltre alla presenza di esperti del settore (penso quindi ai Records Manager, ai Responsabile della conservazione e ovviamente agli archivisti) , tale digitalizzazione seguirà alla lettera lo standard della NASA degli anni 60, ovvero FITS, di cui parlerò nel mio prossimo articolo. Il paradosso che si evince da alcune considerazioni della puntata,  è che la conservazione dei manoscritti, di cui si fa un esempio in trasmissione, è avvenuta in forma cartacea, perché ovviamente era l’unico metodo di conservazione dell’epoca . Se fosse stato su un CD come dice il presentatore Alex Zanardi, probabilmente noi oggi non avremmo potuto visionare e leggere alcuni manoscritti.

Il paradosso sta proprio nel fatto che la conservazione digitale di questi manoscritti ( e quindi la loro conversione da analogico a digitale), è non solo necessaria ma permetterà una sicurezza maggiore rispetto al supporto cartaceo. Il punto è che mentre per la conservazione tradizionale si conosce il tipo di supporto (quello cartaceo o comunque analogico), per la conservazione del digitale il supporto deve essere ovviamente anch’esso digitale, come per esempio cd, dischi ottici e magnetici e così via. La domanda che ovviamente si pone in questo caso è se tali supporti possono durare nel più lungo tempo possibile e allo stesso tempo permettere la corretta leggibilità e integrità delle informazioni digitali in essi memorizzati. Che questa domanda sia affermativa oppure no, è certo che oramai ai giorni d’oggi, la trasmissione della conoscenza avviene sempre più in formato digitale; chi di noi non usa le e-mail, si scambia documenti via email, oppure utilizza la posta elettronica certificata, carica le foto su CD , su chiavette usb, social network  e così via. E allora a questo punto la conservazione del digitale non è più una scelta, ma è una necessità, una necessità dovuta alla presenza di dati digitali sia nelle comunicazioni sociali sia lavorative. Nella trasmissione di RaiTre, si discute anche di una cosa davvero molto interessante, e cioè la dipendenza della conservazione digitale dai programmi e ovviamente anche dal supporto di memorizzazione. È chiaro che mentre con la conservazione su carta sono i nostri occhi che leggono le informazioni direttamente su un supporto che per necessità è sempre lo stesso, non cambia ed è disponibile anche nei secoli, per la conservazione digitale abbiamo una serie di strumenti e di standard che ci permettono di visualizzare le informazioni sui nostri schermi, ma che cambiano di continuo, sono diversi e soprattutto non sempre disponibili nel lungo periodo. E’ ovvio dunque che tutte le informazioni digitali e la loro trasmissione, dipendono esclusivamente da tecnologie informatiche, che devono garantire nel tempo la leggibilità di tutte queste informazioni conservate. Quando si fa l’esempio, sempre nella trasmissione, della NASA che ha perso molte informazioni digitali per mancanza dei lettori, si capisce come il vero problema della conservazione digitale è che le tecnologie informatiche utilizzate al momento in cui si memorizzano le informazioni, spesso non sono disponibili dopo molti anni o possono cambiare. Quindi tali tecnologie di conservazione, devono essere quanto più interoperabili tra di loro e indipendenti dalla obsolescenza informatica. Se pensiamo ai nostri documenti sul nostro personal computer o cd, nessuno ci potrà mai assicurare che i nostri PDF(che è il formato più utilizzato oggi) siano leggibili fra 250 anni o anche meno. Nel discorso tra gli esperti del programma presentato da Alex Zanardi, è molto eloquente anche una frase inerente il servizio sull’archivio nazionale di filmografia e cinema, che  ribadisce alcune delle cose dette prima, e che è la seguente :”…….. si realizza una copia in digitale da dare ai familiari, affinché anche i più giovani possono vedere storie di altri tempi”. Questa frase ribadisce quello che si è detto poche righe fa, e cioè che siamo circondati da un mondo digitale e che soprattutto i giovani si trasmettono tra di loro ricordi e informazioni, esclusivamente in formato binario. Immaginiamo un ragazzo che ha tra le mani una pellicola di cui ovviamente non saprà mai come poter leggere le informazioni ivi contenute. Probabilmente la getterebbe via. Guardando anche la seconda parte della puntata, possiamo fare altre due importantissime considerazioni: la prima riguarda i luoghi di conservazione dei supporti per la conservazione digitale: in verità abbiamo visto che per la biblioteca vaticana la tenuta del supporto cartaceo e la sua conservazione, avviene in un’infrastruttura simile ad un bunker anti-atomico. Ma lo stesso vale anche per la conservazione del digitale ? A mio parere assolutamente no. Il vantaggio del supporto digitale è proprio quello per cui il luogo di conservazione non deve essere certamente un bunker anti-atomico, ma proprio per la facilità con cui è possibile creare delle copie di backup e disaster recovery dei dati digitali, è sufficiente che l’infrastruttura sia adeguata rispetto la norma in vigore e conforme ai standard europei per la tenuta e la conservazione di supporti digitali. La seconda considerazione è quella relativa alla certezza della conservazione. Nella trasmissione, qualcuno pensa che la conservazione del digitale offre minori garanzie di quella della carta, poiché la storia dei dati in nostro possesso sembrerebbe confermar la grande sicurezza del supporto analogico. Non è sempre così secondo il mio parere, dipende da come si fa conservazione e dalle giuste metodologie. Sicuramente bisogna avere una grande premura nella conservazione del digitale e tanta attenzione in più  rispetto alla conservazione della carta, ma con la stessa certezza possiamo dire che, se applichiamo le giuste tecnologie informatiche standardizzate a livello internazionale e i giusti processi di conservazione, se affrontiamo il problema in modo professionale, se utilizziamo programmi che siano interoperabili tra di loro e che diano sicurezza nel tempo di poter essere riutilizzati e strumenti indipendenti dalla già citata obsolescenza informatica, possiamo affermare che il nostro futuro verrà certamente conservato in formato digitale e che la nostra storia ed il nostro passato, saranno garantiti non più dalla carta ma da una sequenza di bit.

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