L’ open source per la conservazione sostitutiva e la fatturazione elettronica.

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L’ interoperabilità dei sistemi informativi, la compliance e la sicurezza dei documenti informatici dovranno avere i vantaggi del codice aperto.

Nella gestione documentale ci sono moltissimi prodotti e soluzioni Open Source che rispondono correttamente ai requisiti di un Document Management System e di un repository documentale, quali ad esempio Alfresco e KnowledgeTree. Ma per la conservazione sostitutiva e per la fatturazione elettronica ? Ovviamente come già discusso nei post precedenti non esiste una soluzione Open Source. Ma si possono realizzare tantissime verticalizzazioni e soluzioni anche nell’ambito della dematerializzazione e conservazione digitale in ottica Open. In effetti nell’ ambito del processo ormai avviato della dematerializzazione dei documenti cartacei e della progressiva informatizzazione dei procedimenti, potrebbe certamente nascere una soluzione di archiviazione ottica sostitutiva in ambiente Open Source. Una piattaforma per i Servizi Documentali in Open Source è assolutamente fattibile. Resta da capire come integrare i vari processi documentali e di conservazione, realizzando dunque servizi di e-government orientati alla gestione dei documenti informatici e digitali.Servizi Documentali in Open Source

Come presidente della Commissione Open Source in Anorc, il mio obiettivo è sicuramente quello di poter analizzare una piattaforma di conservazione sostitutiva a codice aperto, che risponda dettagliatamente e correttamente all’ enorme normativa tecnica di riferimento. Ed in verità lo sto già facendo, sia per i miei clienti sia con le opportune collaborazioni e consulenze offerte a multinazionali, aziende e pubbliche amministrazioni. Infatti attraverso un processo metodologico-ingegneristico, è possibile realizzare una piattaforma completa di conservazione digitale, che controlli tutto il ciclo di vita di un documento informatico. Sia dalla sua nascita prettamente digitale, sia da una sua copia conforme da analogico. Io sono fermamente convinto che un software open source per la conservazione sostitutiva, sia necessario. Soprattutto per l’interoperabilità dei sistemi informatici. Penso ad esempio alla pubblica amministrazione o a tutte quelle aziende che devono scambiarsi documenti informatici definiti da standard e processi internazionali. Quando si conosce il codice, insomma, c’è molto da apprendere e moltissimo da implementare.

Non dimentichiamoci che la PA deve utilizzare prodotti Open Souce e ci sono già delle PA che stanno richiedendo soluzioni di questo tipo in ottica Open. +

Per spiegare i vantaggi dell’ Open Source nella conservazione sostitutiva e nella fatturazione elettronica, riporto qui di seguito una parte dell’articolo di Valerio Maccari pubblicato sull’inserto Affari e Finanza di Repubblica del 10 Maggio 2010 :

” Per garantirsi contro le evoluzioni tecnologiche future, i notai, con l’aiuto dell’Ateneo Federico II di Napoli, hanno scelto di creare un sistema di preservazione basato su software open source. «Utilizziamo formati aperti di cui conosciamo il codice, così che fra vent’anni sia ancora possibile scrivere un lettore per leggere i documenti che conserviamo». La scelta dell’open source nella conservazione digitale permanente, è comune. Nonostante esistano colossi come Ibm e Oracle che offrono sistemi evoluti di preservazione del materiale elettronico, archivi e biblioteche si rivolgono soprattutto a università e software libero. I processi di digitalizzazione, che impiegano centinaia di persone per tramutare la carta in bit, sono costosi, e se si dovessero pagare anche le licenze diventerebbero impossibili da sostenere. Anche la biblioteca Vaticana ha scelto, dopo un tentativo fallito dieci anni fa con l’Ibm, la strada dell’open source. E ora utilizza Fits, il sistema di archiviazione informatica libero messo a punto dalla Nasa, che è stata la prima a investire sul fronte della conservazione, per immagini e documenti dei viaggi spaziali. «L’utilizzo di formati proprietari – spiega Luciano Ammenti, responsabile coordinamento dei Servizi Informatici della Biblioteca Vaticana – non garantisce contro il futuro: alcuni prodotti tecnologici commerciali hanno un ciclo di vita di appena 5 anni. E l’impiego di formati chiusi potrebbe raggiungere costi inimmaginabili».”

Ci sono molte aziende del settore e operanti nel campo della conservazione digitale che di contro sponsorizzano le loro soluzioni software come completamente sicure, perchè il corrispondente codice è conservato da un notaio. Queste aziende, confondo semplicemente lo sviluppo con la produzione del software. Sono convinte che sarebbe certamente difficile per un hacker entrare in un sistema di cui non si conosce il codice. Questo ragionamento è sbagliato. E non lo dico io, ma il mondo ICT. E’ ormai infatti risaputo ( e anche una persona non esperta ne è a conosenza) che il software a codice libero è molto più robusto di quello privato. Non sta certo a me indicarne il perchè ed elencarne i vantaggi, basta cercarlo su google e vengono fuori miriade di articoli che parlando della potenza dell’open source. Se poi si pensa che tutte le grandi aziende informatiche (IBM, HP, NOVELL, SUN, ORACLE, etc..) pensano i loro prodotto in open source ci sarà un motivo che di certo non è solo economico. E non dimentichiamo infine, i vantaggi legati alla produzione delle web application : dal momento che ci si basa su tecnologia open source, i clienti possono esercitare un maggior controllo sui loro deployment e non essere costretti a scegliere tra le funzionalità di un prodotto enterprise o quelle di un prodotto open source. I progetti Open Source inoltre offrono una completa trasparenza grazie a una roadmap pubblica che definisce i requisiti e le priorità del singolo prodotto, e che molto spesso è affiancata da contributi esterni e da comunità dinamiche. E scusate se è poco!


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